Ti aspetto, ti sposo o ti conquisto?

In Italia ci sono tre modi per essere ufficialmente italiani: si nasce o si viene adottati da un genitore italiano, lo si diventa al 18 esimo anno di età se si è nati in Italia da genitori stranieri oppure ci si sposa con una persona italiana.

C’è un quarto caso, piuttosto poco occorrente, in cui si diventa italiani dopo aver prestato un eccezionale servizio allo Stato; in questo caso, la cittadinanza è un premio, la conquista di un atto eroico per pochi privilegiati.

L’identità italiana, va da sé, ha ben poco a che vedere con le vie ufficiali del diritto alla cittadinanza che dovrebbe esserle garantito quale suo naturale riconoscimento.

Un ragazzo di 16 anni cresciuto in Italia da genitori stranieri che hanno investito nel Paese mandando il figlio nelle scuole italiane, nelle palestre, negli ospedali, nei cinema, nelle biblioteche, nei ristoranti italiani; un ragazzo di 16 anni per il quale sarebbe un insulto dire “parla italiano” quando ha un accento emiliano, quando scrive, ride, pensa e sogna in italiano; ecco un ragazzo così non è ancora, per noi italiani come lui, ufficialmente italiano. Lo potrà diventare solo fra due anni, quando forse avrà finito gli studi e il sogno lavorativo lo spingerà a lasciare il suo Paese.

Gente che va, gente che viene… D’altra parte.

Un ragazzo del Pakistan entra in Italia nascosto nel rimorchio di un camion merci per unirsi in matrimonio con una cittadina italiana.

È clandestino ma può sposarsi. E questa è una bella notizia.

Se il ragazzo vivrà in Italia per due anni potrà ottenere la cittadinanza.

Ma il ragazzo non vuole vivere in Italia, il suo sogno è quello di andare in Irlanda e costruirsi lì il suo futuro. Per cui non impara l’italiano, non è interessato a costruirsi una rete sociale quindi non va a scuola, non frequenta cinema, biblioteche, ristoranti pochi. Risparmia soldi, lavora in nero e attende di ottenere la sua cittadinanza per il libero trasferimento al Nord.

Forse a dirla tutta, anche quel matrimonio era tutta una strategia.

Ma io non condanno quest’uomo, se ha sfruttato al meglio le vie ufficiali del diritto per garantirsi una libertà di scelta.

Condanno semmai la riluttanza nel cedere un diritto a chi, per natura, già lo detiene.

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